GIANNI BERTINI – Espaces imaginaires.

GIANNI BERTINI
Espaces imaginaires. Carte segrete degli anni Cinquanta e Sessanta.

Mostra delle opere:
da martedì 8 gennaio a giovedì 10 gennaio 2019
Fondazione Mudima

Presentazione
del libro:

giovedì 10 gennaio, 2019
ore 18:30

Fondazione Mudima

Interverranno:
Daniele Astrologo Abadal
Storico dell’arte
Thierry Bertini
Presidente dell’Associazione Gianni Bertini
Willy Montini
Esperto d’arte
Giampaolo Prearo
Editore e collezionista

L’Associazione culturale Gianni Bertini è lieta di promuovere questa iniziativa editoriale che contribuisce allo studio e alla conoscenza dell’attività creativa di Gianni Bertini e lo è in modo particolare per il taglio specifico del lavoro svolto, incentrato sulla documentazione e l’analisi delle carte. Questa pubblicazione e il saggio che la accompagna conferma, nel caso fosse ancora necessario ricordarlo, l’importanza dei lavori su carta, per la loro qualità espressiva e per la comprensione dei più sottili snodi poetici. Carte provenienti dall’archivio, a lungo custodite dall’Artista, ora vedono per la prima volta la luce e rivelano tra le loro pieghe i rapporti stretti con gli amici poeti, le collaborazioni, lo stile di vita nella Parigi degli anni Cinquanta e soprattutto il respiro creativo di un Artista considerato tra i principali protagonisti della stagione informale e non solo.

«Ciò che più preferisco in me è la facilità con cui dimentico i quadri che ho dipinto. Forse è il frutto di un metodo di lavoro. Ma almeno non mi imito». Gianni Bertini

NOTA BIOGRAFICA
Gianni Bertini (Pisa 1922 – Caen 2010). Laureatosi nella città natale in Matematica, l’artista dipinge opere figurative fino al 1947; a Pisa tiene la sua prima personale presso il Teatro Verdi (1946); nel 1948 risiede a Roma, dove incontra Consagra, Corpora, Turcato, Dorazio, Perilli; nel 1949 partecipa all’esposizione internazionale Arte d’oggi presso la galleria La Strozzina di Firenze ed entra in contatto con gli artisti del MAC; nel 1948-49 crea le prime opere con lettere stampigliate e cifre (I gridi). Nel 1950 si trasferisce a Milano; nello stesso anno è presente alla Biennale di Venezia; dopo un breve periodo di astrazione geometrica, durante il quale partecipa al MAC, si volge ad una pittura lirica “a macchia”, con una serie di opere che espone nel 1951 alla Galleria Numero di Firenze: si tratta della prima esposizione di arte informale in Italia. Dal 1951 al 1968 vive a Parigi; qui tiene la prima personale presso le Galerie Arnaud nel 1952. Dal 1954 conosce Pierre Restany, col quale intraprende un’amicizia densa di collaborazioni; è inoltre vicino ad Eduard Jaguer e la gruppo Phases. Nel 1957 firma il manifesto Contro lo stile, elaborato da Piero Manzoni. Dal 1954 è presente a numerose mostre collettive (Parigi, Salon de Mai, 1954; Lissone, IX Premio Lissone, 1955; Phases, Amsterdam Stedelijk Museum, 1957; XXIX Biennale di Venezia, 1958). In questi anni comincia ad interessarsi all’illustrazione di libri. Intorno al 1960 si accosta al gruppo dei Nouveaux Réalistes, prediligendo immagini tratte dalla realtà quotidiana sulle quali interviene con la tecnica del collage, secondo una precoce inspirazione neodadista; nascono così le “bertinizzazioni”, riappropriazioni di emblemi della quotidianità, nel 1960, dopo un soggiorno a New York, presenta, con Jean-Jacques Lévèque e Jean-Clarence Lambert, lo Strip-tease poetico. Nel 1961, durante una permanenza in Svezia, gli viene dedicata la prima antologica, alla Lunds Konsthall. Nel 1962 dà vita a un ciclo di opere, Il Pays Réel, esposto lo stesso anno alla Galerie J. di Parigi: il riuso di oggetti quotidiani carichi di simboli ufficiali e nazionali (passaporti, francobolli ecc.) si mescola ad una sensibilità per l’immagine che prelude al periodo successivo, in cui si serve di immagini di cronaca e fa largo uso del riporto fotografico su tela emulsionata. Il Paese Reale viene presentato anche alla Galleria Gritti di Venezia, dove una rigida censura impone la chiusura della mostra. Nel 1965 firma a Parigi il premio manifesto della Mec-Art; nello stesso anno realizza il cortometraggio Energie du Sommeil, con testo di Henri Chopin: il film vince il premio Antonin Artaud al Festival di Rodez. Verso la fine degli anni sessanta l’intervento su materiale fotografico si lega ad un ritorno alla figurazione; nel 1968 Bertini torna a Milano, dove fonda la rivista “Mec”; nel 1970 è commissario alla Biennale di Venezia dove espone il Laboratorio di ricerche, nel 1971 dirige la rivista di poesia visiva “Lotta poetica”; nel 1977 inizia un ciclo di lavori, ABBACO o esemplarismo, che accosta immagini tratte dai mass media e immagini religiose, ponendosi come fine una generale revisione della cultura ed un azzeramento dei suoi miti. Nel 1982 avvia un lavoro in cui riunisce tutti i suoi stilemi precedenti (Sintesi). Il realismo dell’immagine fotografica non viene abbandonato nell’ultimo periodo, nel quale l’artista sostituisce al riporto tecniche diverse, con un ritorno all’esecuzione pittorica. Dopo la guerra del Golfo, Bertini dà vita ad un ciclo di opere dal titolo Per non dimenticare. Ha scritto numerosi libri, tra cui Prologo per un’arte attuale (Venezia 1951) e Il Diurnale (Milano 1990).

Fondazione Mudima
Via Tadino 26
20124 Milano
02.29409633
info@mudima.net
www.mudima.net
Orario: dal lunedì al venerdì
ore 11-13, 15-19
Ingresso libero

 

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